Negli ultimi anni sempre più scuole elementari (primary) in Australia stanno rivedendo il ruolo dei compiti a casa. Dopo la pandemia del 2020, molte scuole hanno iniziato a introdurre politiche di “no homework” o “low homework”, soprattutto nei primi anni di scuola.
Secondo John Hattie, professore emerito all’Università di Melbourne e uno dei più influenti ricercatori nel campo dell’apprendimento, le evidenze scientifiche sono piuttosto chiare: i compiti a casa nelle scuole primarie hanno un impatto minimo, se non nullo, sull’apprendimento degli studenti.
“Le prove mostrano che i compiti nelle scuole primarie hanno un effetto molto basso o pari a zero”, ha spiegato Hattie.
Questo non significa che i compiti siano completamente inutili in generale: per gli studenti delle scuole superiori possono avere un beneficio. Tuttavia, per i bambini più piccoli il valore educativo è molto limitato.
Meno compiti, più lettura e tempo libero
Alcune scuole stanno già applicando questo approccio.
A Townsville, nel Queensland, la Belgian Gardens State School ha eliminato i compiti obbligatori, sostituendoli con attività più flessibili come:
- lettura a casa
- esercizi facoltativi
- sviluppo di buone abitudini di studio
Secondo il preside Ryan Pedley, l’eccesso di esercizi non favorisce il coinvolgimento delle famiglie e può addirittura creare frustrazione nei bambini.
Un approccio simile è stato adottato anche dalla St Benedict’s Catholic School, dove gli insegnanti non hanno trovato prove concrete dei benefici dei compiti tradizionali. L’unica attività richiesta agli studenti è leggere a casa ogni sera, per sviluppare il piacere della lettura e migliorare le competenze linguistiche.
Molte famiglie hanno accolto positivamente questa scelta. Alcuni studenti raccontano di sentirsi meno stressati e più liberi di dedicarsi ad attività sportive o creative dopo la scuola.
In Australia ogni scuola decide la propria politica
A differenza di altri paesi, in Australia non esiste una regola unica nazionale sui compiti a casa.
Ad esempio, nel Queensland spetta al preside di ogni scuola stabilire le linee guida sui compiti. Il Dipartimento dell’Educazione incoraggia comunque le scuole a trovare un equilibrio che permetta agli studenti di avere tempo anche per:
- famiglia
- attività ricreative
- sport
- cultura e comunità
Anche alcune reti scolastiche, come Brisbane Catholic Education, non impongono una politica rigida ma sottolineano che eventuali compiti devono essere significativi e compatibili con il benessere degli studenti.
Cosa dice la ricerca
La questione dei compiti a casa è stata studiata per decenni.
Nel 2023 John Hattie ha analizzato oltre 130.000 studi internazionali su ciò che aiuta davvero gli studenti a imparare.
Il risultato è chiaro: se i compiti vengono assegnati nelle scuole primarie dovrebbero essere:
- brevi
- collegati a ciò che è stato già insegnato a scuola
- indipendenti, cioè senza richiedere il continuo supporto dei genitori
Secondo Hattie, progetti complessi da fare a casa spesso finiscono per mostrare più il lavoro dei genitori che quello dei bambini.
Un dibattito ancora aperto
Non tutti sono completamente d’accordo con l’eliminazione dei compiti.
Alcuni genitori e associazioni scolastiche ritengono che possano aiutare le famiglie a restare coinvolte nel percorso educativo dei figli.
Per questo molti esperti sostengono che la soluzione migliore sia un dialogo tra scuole, genitori e comunità, per trovare l’approccio più adatto a ogni realtà.
Nel frattempo, sempre più scuole australiane stanno sperimentando modelli alternativi, con l’obiettivo di ridurre lo stress sui bambini e dare più spazio a gioco, sport e tempo in famiglia.
Come ha commentato una mamma intervistata:
“I bambini sono piccoli solo una volta.”
Voi cosa ne pensate?


