Tartarughe

Tra due giorni per me sará una data importante. Sei anni fa, mettevo per la prima volta piede in Australia.

Sapete qual era la mia paura piú grande? Avevo paura che avrei dovuto andarmene prima di aver potuto visitare in lungo ed in largo il Paese. Con il senno di poi era una preoccupazione del cavolo in confronto a tutto il resto, ma tant’é…

Come tutti leggevo i racconti e vedevo le foto di quelli che erano giá qui: spiagge bellissime, lunghi tragitti in macchine attrezzate per attraversare l’outback, la barriera corallina, Uluru… E se avessi dovuto andarmene prima di vedere tutto ció?

Poi la vita ha fatto il suo corso, dopo sei anni sono ancora qua, ma la macchina attrezzata per attraversare l’outback non l’ho mai avuta!

Fino alla scorsa settimana. Beh, non era proprio una macchina, ma un camper. E piú che “attrezzata” era decisamente “full optional”.

Sicuramente avete seguito il viaggio di Vivere in Australia su Instagram e Facebook e se non lo avete fatto questa mi sembra un’ottima occasione per seguire entrambi i canali e rimanere aggiornati!

Le foto peró non la raccontano tutta. Ci sono aspetti del viaggio che vanno vissuti… e che vivrete anche voi se deciderete di partire e di avventurarvi in questo meraviglioso continente che è l’Australia!

La notte

La prima tappa che abbiamo fatto è stata Wave Rock. Molte persone con cui ho parlato negli anni mi hanno detto che non valeva la pena farsi 300km per vederla. Alla fine, si trattava solo di una roccia ricurva in mezzo al nulla. Poi l’ho vista e ho capito: tutte le persone con cui ho parlato avevano semplicemente sbagliato l’orario di visita!

Ma voi l’avete mai vista la notte? Quella vera, dico. Quella che all’inizio sembra tutta nera, ma poi piano piano gli occhi si abituano e ci vedi benissimo. Quella non disturbata dall’inquinamento luminoso delle nostre cittá. Quella notte che se fossi da solo, la fuori, te la faresti addosso, ma con dei compagni di viaggio è tutta un’altra cosa.

E poi, vogliamo parlare delle stelle? Avete presente quando guardate un cassetto di Swarovski decorato con una manciata di cristalli super luccicanti? Ecco quello è il cielo in una notte senza nuvole visto a Wave Rock. Una via lattea cosí nitida che mannaggiaamequandononhoimparatoausareitempidiposa!

Che poi sicuramente da tutto l’outback si puó vedere questo spettacolo, ma io ero lí e “lí” – per ora – è dove ho visto il cielo stellato piú bello.

La fortuna e la sfortuna

Un bel viaggio è frutto di una buona organizzazione, un’ottima compagnia e una decente dose di fortuna.

Ad esempio, il secondo giorno ci siamo diretti verso Le Grand National Park. Le previsioni non erano delle migliori: cielo grigio e temperature freddine.

Invece, mano a mano che ci avvicinavamo a Lucky Bay è uscito il sole ed ad un certo punto, dietro l’ultima curva, è apparso l’oceano in tutto il suo splendore.

Non solo la fortuna del sole, che ci ha permesso di vedere talmente tante sfumature di blu che era difficile contarle. Ma anche la fortuna di incontri inaspettati: due cangurotti usciti dal bush hanno accettato di fare da modelli e mi hanno permesso di scattare una foto che se non è da cartolina, poco ci manca.

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Nello stesso parco, il giorno dopo, una folata di vento ha portato il drone troppo lontano e non c’è stato recall button che tenesse: l’abbiamo visto volare via da noi, lasciando un po’ di amaro in bocca, come quando da bambini si perdevano i palloncini ad elio.

La nostra sfortuna peró è stata nulla in confronto a quella di una coppia conosciuta nella cucina comune del campeggio: a loro è scoppiata una ruota a 80km da Esperance. Hanno chiamato il meccanico piú vicino che ha rimesso assieme i pezzi alla bell’e meglio, giusto per tornare indietro. Loro giustamente hanno affittato un veicolo alternativo per i giorni rimanenti ed alla fine sono ritornati a Perth.

La morale? Quando partite per il vostro viaggio in Australia mettete in conto che qualcosa potrebbe andare male. Assicuratevi sempre, ma non lasciatevi mai scoraggiare perché anche nelle sfortune c’è del buono.

Lo spazio

L’Australia è cosí grande” si sente sempre dire. Ed in effetti è vero, considerando che tutta l’Europa potrebbe essere contenuta in Australia ed avanzerebbe ancora dello spazio.

Quando l’attraversi peró lo capisci ancora di piú. Abbiamo percorso 2480 km. La nostra Italia è lunga circa 1300 km. È come se in otto giorni avessimo fatto Milano – Palermo – Roma. Non so voi, ma io quando ero in Italia mi prendevo male per andare a Borgio Verezzi da Verbania la domenica!

Quello che mi colpisce non sono solo le distanze, ma il senso di spazio inteso come spazio vitale intorno a te. In Australia hai “spazio”: di vivere, di pensare, di crescere, di sperimentare.

Durante questo viaggio ho potuto pensare al mio spazio guardando l’oceano e la spiaggia, durante un pomeriggio uggioso di pesca infruttuosa. Chi non partirebbe adesso per avere un pensatoio del genere?

Il tempo

Con lo spazio, anche il tempo ha un sapore diverso, piú vario, in Australia.

La mia quotidianitá è fatta di giornate che volano via, di periodi che “è giá Natale” un’altra volta, di momenti che scorrono tra le mani e a volte l’unico modo che hai per fermarli è scattare una fotografia.

On the road invece tutto rallenta: I limiti di velocitá sono quelli che sono. L’occhio cade su paesaggi cosí belli che non puoi non fermarti ad osservare. La spiaggia dopo quella che volevi visitare potrebbe essere piú bella, e allora ci vai, anche se non era da programma. La vallata dietro la curva è piú coltivata di quella prima e allora di nuovo, ti fermi e scatti.

On the road si attraversano anche posti dove sembra che il tempo si sia fermato. Le comunitá rurali vivono ancora con i tempi scanditi dalla natura. Le architetture dei paesini sono diverse da quel che si vede in cittá. Funzionali ed essenziali, senza troppi fronzoli, eppure cosí affascinanti.

In ogni cittadina c’è l’indispensabile: negozio di alimentari, benzinaio, chiesa o centro di ritrovo, pub. In quelle un po’ piú grosse: meccanico, negozio di articoli agricoli, negozio di antiquariato, ostello o caravanpark. Io, abituata all’IKEA dietro casa, mi sono chiesta dove comprassero i mobili!

Quando viaggiamo con un van on the road siamo come tartarughe: ci portiamo dietro la nostra casa e le nostre certezze. I compagni di viaggio sono li, pronti a farci rialzare se per caso rotolassimo sul guscio, senza riuscire a raddrizzarci. Lentamente, copriamo distanze enormi rispetto al nostro quotidiano. E mentre andiamo avanti osserviamo, elaboriamo, fissiamo nella memoria immagini uniche, che chi non ha avuto il coraggio di partire potrá solo vedere se scattate da altri.