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Gli Italiani migrano di nuovo in Australia ma incontrano sfruttamento sul lavoro



The ConversationQuesto articolo è stato tradotto dall'originale inglese pubblicato il 22 Luglio 2016 nel sito The Conversation e intitolato "Italians again migrate to Australia, but experience work exploitation". Gli autori sono Bruno Mascitelli e Riccardo Armillei. Ho chiesto il permesso di tradurlo alla direzione del sito che mi ha dato il via libera a patto di pubblicarlo sotto le stesse condizioni. Gli articoli di The Conversation sono sotto la licenza Creative Commons — Attribution/No derivatives.

Spero lo troviate di vostro interesse!

 

Italiani

Un numero crescente di giovani italiani sta migrando in Australia, seguendo le orme delle generazioni precedenti, ma fino ad un 40% di essi riporta di essersi sentito sfruttato sul posto di lavoro e ha trovato difficile far riconoscere le proprie capacità, una nuova ricerca ha rivelato.

Qualsiasi indicazione che ci sia un nuovo esodo di italiani in Australia è probabilmente un’esagerazione. In termini generali tra il 2004 e il 2015 il contributo degli italiani al programma di visti australiani temporanei (Australian Temporary Visa Program) è stata un minuscolo 1.5% sul totale nazionale.

In termini di contributo italiano al programma di migrazione australiano (Australian Migration Program), la cifra è leggermente più bassa con lo 0.5%, con 8.711 visa approvati su un totale di 1.832.548.

Ma nell’ultima decade il numero di visti sia temporanei che permanenti approvati ad italiani per visitare e vivere in Australia è gradualmente aumentato. Gli italiani hanno tratto vantaggio dagli accordi del Working Holiday introdotti nel 2004 e cercato opportunità lavorative lontano da un’Europa problematica a livello economico.

Mentre il precedente gruppo di italiani emigrati negli anni ’50 e ’60 in Australia è ben documentato, questa nuova e più “mobile” migrazione fondata su basi temporanee è meno compresa.

Nella nostra analisi di 126.233 italiani in possesso di un visto temporaneo, abbiamo visto che il 40.7% ricade nella categoria del programma Working Holiday Visa, mentre il 24.3% risulta sotto visto turistico.

I visti per partner rappresentano il 42.4% del contributo italiano al programma di migrazione tra il 2004 e il 2015. I migranti sponsorizzati sono al secondo posto (37%), mentre il terzo più grande gruppo sono coloro che hanno applicato per un visto Skilled Independent (9.1%).

Le cifre dei tre gruppi di visti combinate tra loro sono comunque ancora molto basse (i primi due rappresentano lo 0.8% del totale nazionale mentre il terzo solo lo 0.2%).

Come parte della nostra ricerca abbiamo anche fatto un sondaggio su 600 italiani arrivati in Australia dopo il 2004. Sono stati anche analizzati gruppi specifici di nuovi migranti italiani e agenti di immigrazione per assicurare la validità dei risultati del sondaggio.

L’analisi dei dati del sondaggio conferma che quasi il 50% degli italiani arriva in Australia attraverso il programma Working Holiday, seguito da un 13% con student visa e da un 12% con uno skill visa.

Il sondaggio ha rivelato che l’83% è nella fascia 18-40 anni e altamente educati, con il 60% in possesso di una laurea, un master o addirittura un dottorato.

Interessante notare che solo il 9% era disoccupato prima di spostarsi in Australia. Il sondaggio ha mostrato che il 24% erano impiegati d’ufficio, il 17% professionisti, il 15% studenti (senza borsa di studio) e il 12% operai.

Mentre molti degli intervistati hanno indicato che una delle principali ragioni del loro spostamento in Australia è stata il voler trovare migliori opportunità lavorative, il 52% ha indicato che è stato per “avere una nuova esperienza di vita”.

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Ma per molti italiani questo ha comportato un prezzo da pagare. Il programma della ABC Four Corners ha rivelato quelle che sono state descritte come “delle gang di lavoratori in nero gestite da procacciatori di manodopera senza scrupoli operanti in fattorie e industrie in tutto il paese” e i nuovi arrivati italiani sono inclusi tra le loro vittime. Più recentemente un rapporto del senato, “A National Disgrace: The Exploitation of Temporary Work Visa Holders” [una vergogna nazionale: lo sfruttamento dei possessori di visti lavoro temporanei], focalizza l’attenzione proprio su questa situazione.

Il nostro studio conferma questa ricerca precedente. Più del 40% di tutti gli italiani che hanno partecipato al sondaggio ha riportato una difficile esperienza lavorativa in Australia durante la quale si sono sentiti sfruttati.

I gruppi specifici di analisi hanno confermato l’esistenza di una varietà di difficoltà incontrate dai nuovi migranti italiani, dall’applicazione iniziale per il visto a problemi più complessi riguardanti lo stabilirsi in Australia.

Anche se parecchi tra questi migranti giovani e molto qualificati vedono positivamente l’idea di sistemarsi permanentemente in Australia, essi si sono detti preoccupati per la lunghezza e complessità del processo di ottenimento della residenza permanente.

Molte persone nei gruppi specifici di analisi si sono lamentate delle loro interazioni con il dipartimento di immigrazione australiano, delle informazioni poco chiare e a volte discordanti fornite dal dipartimento e anche della difficoltà nel parlare effettivamente con una persona per avere assistenza.

Nonostante riconoscano gli aspetti funzionali della società australiana e dell’efficienza dei servizi pubblici, pochissimi hanno grandi aspettative in termini di assistenza da parte del governo australiano.

Un’area di scontentezza è relativa all’insuccesso del governo nel riconoscere le qualifiche professionali, specialmente nei settori dell’architettura, infermieristica e ingegneria.

Questo studio mirava a colpire una nuova realtà della migrazione italiana, un gruppo completamente diverso che ha poco in comune con quello del passato, eccetto per il paese di origine, l’Italia.

Nonostante il vociferare di un nuovo esodo di italiani in Australia, questo studio dimostra che molto dell’interesse degli italiani verso l’Australia è per una permanenza a breve termine e che il numero di italiani che stanno arrivando in Australia è significativamente inferiore ai livelli degli anni ’50 e ’60.

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