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L’Australia è per pochi eletti. Dicono.

L’Australia non è più quella di una volta. Non riesci a rimanere se non sei un ingegnere medico o un esperto NASA, l’immigrazione è troppo dura e selettiva ed è troppo difficile riuscire ad ottenere un visto permanente. L’Australia è per pochi eletti. Ve lo assicuro. Rimanere è difficilissimo.

Se mi conoscete un pochino sapete che queste non possono essere parole mie, ed infatti non lo sono, bravi! Sono innumerevoli però le volte in cui leggo frasi del genere. Sono tante le persone che, dopo un’esperienza negativa in Australia e dopo essere tornate in Italia, dicono esattamente quelle parole. Ci sono anche persone in procinto di partire che mi contattano preoccupate perché hanno “sentito queste cose in giro” e non sanno più se fare o meno il grande passo. (Su quest’ultima cosa potrei aprire una discussione infinita, ma lasciamo stare per questa volta.)

Io? Io non sono d’accordo con queste affermazioni. Sono la prima a dire che non sia facile rimanere qui, ad avvisare delle difficoltà, però da qui a dire che in Australia non riesci a rimanere se non sei chissà chi e che solo pochi eletti ce la fanno, eh beh…no no no. Non sono d’accordo e per darvi il mio punto di vista mi baserò su tre grandi fattori:

1. In questi anni a contatto (virtuale) con parecchi italiani che arrivano in Australia, ho potuto osservare e leggere parecchi storie ed esperienze diverse.

2. Ho imparato molto sull’immigrazione australiana, perché abbiamo dovuto studiarcela per riuscire a rimanere qui e perché faccio molta ricerca per pubblicare gli articoli di questo sito (ma no, non sono un agente di immigrazione e no, non voglio assolutamente diventarlo!).

3. Dato che in futuro abbiamo in programma di vivere anche in altri paesi, avendo l’Australia come nostra base di appoggio, mi sono informata e documentata sul sistema di immigrazione in vigore in altre parti del mondo.

Ora, mettiamo queste tre cose tutte insieme.

Chi conosce la nostra storia sa che le cose non ci sono cadute tra le braccia, rimanere in Australia è stato difficile per noi come lo è stato per altre persone. Ci sono persone per cui è più complesso, persone per cui è più facile, persone che sono in mezzo, il discorso è abbastanza simile per tutti. A volte entra in gioco una o più decisioni sbagliate, a volte c’è di mezzo una grande botta di fortuna, a volte ci sono corsi di studi, a volte sarebbe bastato parlare un po’ meglio inglese, a volte anche con un inglese stentato ce la si fa e si ottiene uno sponsor, a volte l’amico dell’amico ti fa assumere e successivamente sponsorizzare, a volte due persone con le stesse qualifiche ed esperienza lavorativa hanno due percorsi completamente opposti, ad una va bene, all’altra no. E’ tutto variabile, soggettivo, personale. Non c’è una strada uguale per tutti, ognuno si crea la propria.

Rispetto all’inizio la mia opinione sul sistema di immigrazione australiano è cambiata molto. Anch’io vedevo il riuscire a rimanere qui come una cosa impossibile, irraggiungibile. Questo credo succeda quando si stanno compiendo i primi passi, quando si inizia ad avere a che fare con la burocrazia australiana, le regole, i visti etc…Può essere soffocante e debilitante, tutto sembra impossibile da capire, tutto sembra difficile. Con il tempo e lo studio però tanti nodi si sono sciolti e anche grazie alle vostre storie mi sono resa conto che le cose non sono così impossibili come possono sembrare a prima vista. Per esempio all’inizio ero convinta che farsi sponsorizzare fosse una cosa altamente improbabile, pensavo che appunto solo le persone con livelli alti di qualifiche e molta esperienza lavorativa potessero riuscirci.

Ora, non riesco a ricordare a memoria tutti i diversi casi, ma in parecchie occasioni mi è stato scritto:

Il mio capo mi sponsorizza! Faccio il 457!

Sono decisamente molte di più le persone che mi scrivono così rispetto a quelle che hanno fatto il nostro percorso, quindi l’ottenimento di un visto permanente non basato su uno sponsor (per la precisione se vi interessa era uno Skilled Nominated Visa 190, preceduto da un Temporary Graduate Visa 485, preceduto da uno Student Visa 572 preceduto da un Working Holiday Visa 417 ;-) ). A dir la verità forse posso contarne uno solo tra i centinaia con cui sono stata in contatto. Per tutti la strada più “semplice” e affrontabile è quella della ricerca di uno sponsor. E adesso vi elenco un po’ le professioni che vi hanno permesso di essere sponsorizzati e che riesco a ricordare: cameriere, architetto, graphic designer, parrucchiere, esperto di marketing, meccanico, biologo (specializzato in caverne), barman, gestore di hotel, cuoco, idraulico, ragioniere, infermiere, visual merchandiser,  sviluppatore di siti web. Alcuni di essi non sono singoli casi, piccola precisazione.

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Tra le diverse storie non me n’è capitata neppure una di un medico o di un ingegnere, e di sicuro nessun esperto NASA!

Oltre a quello che leggo e sento ogni giorno, ci sono anche i dati messi a disposizione dal dipartimento di immigrazione.

  • Il totale di persone a Marzo 2015 sotto un visto sponsor 457 era di 106,750.
  • Ogni anno vengono assegnati circa 130,000 visti permanenti appartenenti al programma di migrazione Skill che comprende sia i visti permanenti basati sul sistema a punti – Skilled Independent 189, Skilled Nominated 190, Skilled Regional 887 – sia i visti permanenti basati sullo sponsor – ENS 186 e RSMS 187)
  • Nell’anno 2013-14 ben 163,017 persone hanno ottenuto la cittadinanza australiana.
  • Al 30 Giugno 2013 risultavano circa 6 milioni e mezzo di persone residenti in Australia ma nate all’estero, su un totale di popolazione di 23,490,700 (al 30 Giugno 2014). Ovvero un quarto della popolazione australiana non è nato qui. Esattamente.

L’Australia, assieme a Canada, USA e Nuova Zelanda, è considerata come una delle più grandi immigration nation. Se davvero riuscissero ad immigrare solo esperti NASA o ingegneri, se davvero fosse troppo difficile ottenere un visto non credo proprio che avremmo certi risultati. O sbaglio?

C’è un’altra cosa che molti non sanno o forse non capiscono. L’immigrazione australiana ha in atto diversi sistemi per permettere di ottenere un visto per vivere in Australia. Ci sono diverse possibilità e strade che si possono intraprendere, non esiste solo lo sponsor. La scelta di puntare su un percorso o su un altro è molto soggettiva e personale e ognuno dovrebbe valutare cosa è meglio fare in base alla propria situazione.

La parte più divertente ora. “Uh, l’Australia è così selettiva“, “Oh no, è impossibile rimanere qui, perché ci sono così tante regole? Ueee“. Chi dice questo di sicuro non ha mai provato ad informarsi sugli altri paesi del mondo, è evidente.

Una piccola nota a parte. Tanti sognano di mollare tutto e cambiare vita, l’ho fatto anch’io per molti anni in Italia. Non ci si aspetta che sia difficile, si pensa che il mondo sia una libreria gratuita: entri, scegli il libro (ovvero il paese), lo prendi e inizi a leggerlo seduto comodamente senza problemi (ovvero ti trasferisci nel paese). La verità è che ogni singolo paese del mondo ha il proprio sistema di immigrazione, messo in atto per proteggersi e per regolare il flusso di immigrati. In quasi tutti i casi è necessario un visto apposito per poter soggiornare e lavorare in tal paese e in quasi tutti i casi questo visto non viene dato a chiunque. Ci sono delle selezioni ovunque, c’è burocrazia ovunque e questa credo sia una cosa che in molti dovrebbero iniziare a capire. Non è solo l’Australia. Solo perché si è più informati su questo paese (perché è un po’ come la nuova America) e si conoscono un po’ meglio le sue regole di immigrazione, non significa che da altre parti esse non esistano.

Un po’ per motivi personali e un po’ per questo articolo, ho studiato i siti dei dipartimenti di immigrazione di tre grossi paesi: Giappone, Canada e USA. Mi sono resa conto che, anche se con alcune differenze tra di loro e con l’Australia, c’è un filo conduttore che è sempre presente: trovare un datore di lavoro disposto a sponsorizzare. In alcuni casi non esiste la possibilità di ottenere un visto per vivere e lavorare che sia indipendente dal datore (come ad esempio i nostri Skilled Nominated o Skilled Independent). In altri casi, come in Canada, il sistema è molto simile a quello australiano. Oltre ai visti sponsor c’è anche un sistema a punti, una Expression of Interest, liste dei lavori più richiesti, livelli minimi di inglese/francese etc…Una cosa particolare che mi ha colpito è che se ottieni un visto sponsor temporaneo per il Canada e lavori un totale di 4 anni, non ti sarà possibile lavorare nel paese per i successivi 4 anni. Per poter continuare devi richiedere un visto permanente. Gli Stati Uniti hanno un sistema parecchio complesso di visti, e questa è una cosa risaputa. La cosa che forse può essere vantaggiosa è la possibilità di emigrare permanentemente grazie alla sponsorizzazione da parte di un parente stretto, della famiglia o della lotteria per la green card. Un’altra cosa che ho notato per gli Stati Uniti è che spesso viene richiesto un certo livello di educazione (minimo laurea) per poter applicare.

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Eccetto per il Giappone (che è molto rigido con le regole di immigrazione, poche scappatoie per intenderci), ho visto che per gli altri paesi vengono effettuati dei controlli per assicurarsi che le sponsorizzazioni non incidano sul mercato del lavoro interno, in Australia sono i Training Requirements, in Canada i Labour Market Impact Assessment e negli USA Labor Certification. Dei controlli quindi per verificare che la precedenza venga sempre data agli abitanti e lavoratori del paese stesso.

Potrei aprire altri tre siti per spiegarvi l’immigrazione degli altri paesi ma penso e spero che il concetto sia abbastanza chiaro. Emigrare e riuscire a rimanere in un paese non è facile, ci sono sempre burocrazia e regole da seguire. In alcuni casi possono agevolare il singolo individuo in base alle proprie caratteristiche e capacità, in altri casi no.

Rimanere qui non è facile ma di sicuro non è più difficile rispetto ad altri paesi del mondo. Anche se cambierei piccole cose, sono sempre stata contenta del sistema di immigrazione che c’è in atto in Australia. Sì, anche all’inizio quando non riuscivo a vedere la fine del tunnel, quando non avevo idea se quello che stavamo facendo avrebbe davvero funzionato, anche quando investi tempo, energia e soldi e non sai se avrai un esito positivo. Anche in quei momenti ho sempre pensato che fosse necessario avere una selezione. Un paese non può far entrare chiunque se vuole mantenere certi standard a livello economico e di qualità della vita. Perché tutti vorrebbero venire qui altrimenti? Perché le cose funzionano. E perché le cose funzionano? Anche grazie al sistema di immigrazione che c’è in atto.

Le possibilità per rimanere in Australia ci sono, non per chiunque perché in alcuni casi (ad esempio a 45 anni senza esperienza lavorativa valida né qualifiche) ammetto che forse non vale neppure la pena provarci. A volte le cose vanno bene, a volte vanno male ma se se si è davvero convinti di voler rimanere il modo lo si riesce a trovare. Basta evolversi, capire dove si sta sbagliando, provare altri percorsi. Se si capisce che il problema è il fatto di non essere qualificati e di non avere esperienza lavorativa allora pensare di studiare. Ma se non ci riuscite e decidete di tornare in Italia, fatelo non spargendo false informazioni. Dite che è difficile, dite che come in ogni altra parte del mondo servono i giusti requisiti per poter rimanere, dite che può essere davvero frustrante, dite che può essere costoso, date consigli e suggerimenti ma non dite che qui rimangono solo certi privilegiati.

L’Australia è per pochi eletti? No, io penso che l’Australia sia per chi la vuole davvero, e tanti di voi lo stanno dimostrando ogni singolo giorno.

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14 thoughts on “L’Australia è per pochi eletti. Dicono.”

  1. Federico says:

    Nel tuo posto dici chiaramente che “ovunque c’è burocrazia e ovunque è difficile ottenere un visto di lavoro” poi in un’altra parte dello stesso parli di usa, giappone e canada. Poi concludi dicendo che potresti scrivere un libro per parlare degli altri paesi in senso generale.
    Allora va bene, diciamo che ti riferivi solo a Usa, Canada e Giappone.
    Il primo paese che mi viene in mente dove ho preso un visto di lavoro in 2 giorni lavorativi (dall’Italia) è la Cina.
    – Carichi pendenti
    – certificato di matrimonio
    Stop.

    In Usa se hai un contratto entri quando e come vuoi, idem in Canada. In Canada sta diventando più complicato adesso. Fino a 2 anni fa non c’era paragone con l’Australia.
    In Giappone ci ho lavorato, trovare un lavoro e un permesso è uno scherzo. Potrei citarti Emirati, Singapore, Taiwan, Corea, Russia etc.. Vabbè poi tralascio tutta l’Unione Europea perché allora il gioco diventa facile.
    Evito naturalmente di citare i restanti 275 paesi dove è ancora più facile trovare permesso di lavoro.

    In conclusione, come dici giustamente, ogni paese ha la sua burocrazia.
    Ma una cosa è indubbia, il paese (accetto come dicevo Montecarlo, Vaticano e Corea Del Nord) dove è più complicato ottenere un permesso di lavoro è l’Australia.
    E non è una critica, ognuno fa quel che vuole. Se è difficile è perché tutti ci vogliono andare. Se tutti ci vogliono andare è perché è un paese meraviglioso. (ci ho vissuto e lo conosco bene).
    Eventualmente si potrebbe discutere sulle motivazioni che il governo dà per rendere cosi’ difficile la vita agli immigrati. “devono essere lavoratori che accrescono il livello sociale e produttivo del paese”.
    Ecco si potrebbe discutere di come l’Australia si dimentichi di questo bel assunto quando si tratta di far immigrare migliaia di cinesi nelle miniere. Gli stessi cinesi che si sono comprati La Gold Coast e hanno in mano tutta la city di Melbourne con mille fast food che puzzano di olio di palma e catene di panetterie pseudoitaliane con pane di gomma. Solo che le compagnie cinesi entrano in Australia con gli agreement con il governo con investimenti da milioni di dollari e a quel punto la crescita culturale del paese importa meno…
    Attenzione, per me la Cina è una delle più grandi culture al mondo.
    Comunque dato che sono un giornalista, magari il prossimo libro sull’Australia lo scriviamo a 4 mani. Così spieghiamo tutto per bene.
    Resta il fatto che ti faccio i complimenti per il blog, per i libri e tutto il resto. Ben inteso.

    1. Immigrata allo Sbaraglio says:

      Ok, rimango della mia opinione basandomi sulle informazioni che ho trovato nei siti dell’immigrazione dei vari paesi che ho citato, tu naturalmente hai l’esperienza diretta e di certo non posso e soprattutto non voglio negarla. Quando sarà il momento per me di cambiare nuovamente paese potrò toccare direttamente con mano e confermare o meno quello che ho appreso con le ricerche :-)
      Solo una cosa però, la Cina non me la sento di paragonarla ad un paese come l’Australia idem la Corea, la Russia, il Taiwan. Punti di vista diversi temo.
      Aspetto la proposta ufficiale per il libro e grazie mille per i complimenti!

  2. Gregorio says:

    Qua con questo commento cadono proprio le balotas. Scusa se mi permetto. Cosa significa l’Australia é fatta per soli eletti? Minchia cosa é diventata? Le buonjur de le plisier? Ragazzi stiamo parlando di andare in un altro paese, continente a farsi delle esperienze buone belle cattive o che ti tolgono il fiato. Ma non che l’Australia aiutooooo che lontano o paura, le zanzare i coccodrilli. Non stai mica andando a morire. Non per forza devi rimanere lá. Boh non capisco. Ogni paese ha le sue storie. L’Australia immagino ha di stressante come argomento i visti, le case che costano troppo, i canguri che ti sfasciano la macchina, gli sponsor, io sono più bello più bravo e più. Ma se si viaggia non vai per incontrare queste cose. Si certo inizialmente. Ma poi ti incomincia l’avventura i suoi posti la loro cultura e le sue spiaggie. Questo uno deve pensare. E non quale visto é più adatto a se. Con questo chiudo perché mi ha fatto un po’ arrabbiare questo link. Comunque ho una domanda. Le scuole lì quando cominciano??? Grazie. E scusa se mi sono permesso o dato fastidio. Ma é un social e chiunque penso possa mettere la sua. Grazie e ciao

    1. Immigrata allo Sbaraglio says:

      Ciao Gregorio, hai fatto bene a dare il tuo parere però onestamente non ho ben capito cosa vuoi dire! L’articolo che ho scritto è per rispondere a tutti quelli che affermano o che mi hanno scritto che l’Australia è solo per un gruppo selezionassimo di persone. Ovviamente è impostato sul fatto che queste persone vogliono rimanere qui a vivere e non solo per fare un viaggio o vivere un’avventura. Come ho scritto non penso che l’Australia sia per pochi eletti, per questo non capisco se hai frainteso quello che ho espresso o se sono io che proprio non colgo il significato del tuo commento!
      L’anno scolastico inizia a fine Gennaio/inizio Febbraio :-)

      1. Gregorio says:

        Ciao.
        Si alla fine ho capito male io. Ho riletto bene. Però è fastidioso come lo è anche per te penso. Pensare che l’Australia si dica “sia per pochi eletti”. Non vedo l’ora di riuscire a conquistare questo mio sogno di andare in Australia. Grazie comunque per la tua attenzione alla mia risposta. Un saluto. Ciao

  3. Federico says:

    Nessun problema ad ottenere un visto in Australia. Il mio commento è oggettivo, ho un’amica che fa la migration agent e avvocato e tra visti e sottovisti sono più di 200.
    Ma al di là dei numeri non è questo che mi ha colpito del tuo post ma il fatto che dici che potresti scrivere tre libri sugli altri paesi per quanto sono complicati. Non so a quali paesi ti riferisci ma come ti ho detto nel mio post precedente ho girato tutto il mondo e a parte Montecarlo, Città del Vaticano e Corea del Nord nell’85% dei paesi ottieni un visto di lavoro in media in 2 lavorativi.
    – Carichi pendenti (precedenti penali)
    – Stato di famiglia
    – Visita medica
    Stop. Ti fanno un contratto di 10 anni? lavori 10 anni. A qualsiasi età. E certo non devi andare a scuola di mandarino o swahili.
    Io parlavo di lavoro, ho premesso. Cittadinanza è un’altra cosa.

    1. Immigrata allo Sbaraglio says:

      Anch’io mi riferisco a lavoro e non ad ottenere la cittadinanza.
      Il mio dire “potrei scrivere altri tre siti” era per far capire che è impossibile spiegare l’immigrazione di paesi come Canada o USA in un articolo di qualche centinaio di parole.
      I paesi ai quali mi riferisco sono esattamente quelli indicati nel post: USA, Canada, Giappone, paesi che dal mio punto di vista è possibile comparare all’Australia come economia, strutture etc…Sarei invece curiosa di sapere in quali paesi ti danno un visto in due giorni, penso che se li indicassi sarebbe più utile per chiunque legga questi commenti, e anche per me perché in futuro ho intenzione di spostarmi ancora!
      E ripeto, l’articolo è su un altro concetto, ovvero che alcune persone credono che per poter rimanere o lavorare in Australia si debba essere ingegneri o dottori, non è così.
      Riguardo al numero di visti, non ho amici agenti di immigrazione a cui chiedere ma facendo una ricerca in inglese sono finita in un paio di siti di agenzie di immigrazione dove sono elencate tutte le subclasses di visti, si parla di qualcosa come 140. Sono compresi tutti, bridging visa, visti per rifugiati etc…e non solo visti lavoro. Come ho già scritto non ci vedo nulla di male ad avere una così ampia scelta, significa che vengono coperte diverse categorie di persone e skills ma evidentemente è una questione soggettiva ed è solo il mio punto di vista :-)

  4. BRUNA says:

    Ho 47 anni e una vita di impiegata alle spalle. Non voglio più rimanere in Italia, ma leggo con dispiacere che alla mia età sarebbe impossibile trasferirsi in Australia… :(

    1. Immigrata allo Sbaraglio says:

      Non è vero Bruna, la maggior parte dei visti ha un limite di età di 50 anni, tanto però dipende da quello che puoi offrire ad un datore di lavoro. In generale è difficile ovunque farsi assumere quando si supera una certa età (ma anche quando si è giovani) ma se dalla tua hai l’esperienza puoi provare a giocare questa carta. Un grosso in bocca al lupo!

  5. Claudia says:

    Sono d’accordo soprattutto con la tua ultima frase. Restare in Australia non è facile, ma non penso sia tanto più difficile che in altri paesi. A volerlo davvero, un modo lo si trova!

  6. Federico says:

    No, non sono d’accordo. Ho girato tutto il mondo e non esiste un paese dove è più difficile e burocratico ottenere un permesso di lavoro (ben inteso, sto parlando di permesso di lavoro, non nazionalità e passaporto) dell’Australia. Escludendo naturalmente Montecarlo e Città del Vaticano.
    Non esiste alcun paese al mondo dove ci sono più di 200 visti relativi all’immigrazione.

    1. Immigrata allo Sbaraglio says:

      Ciao Federico, l’articolo non vuole sminuire le difficoltà burocratiche o l’ottenimento di un visto, lo specifico anche nel testo. Mi sono voluta riferire a chi pensa che qui possano rimanere solo pochi eletti, o privilegiati come qualcuno mi ha scritto. A parte questo non so dove hai letto che ci sono più di 200 visti. Se parliamo di visti lavoro per l’Australia hai due grandi categorie, visti sponsorizzazione e visti indipendenti.
      Visti sponsorizzazione:
      457 visa temporaneo
      ENS visa 186 permanente
      RSMS visa 187 permanente (specifico per aree regionali)
      Visti indipendenti (non basati sulla sponsorizzazione):
      Skilled Independent 189 permanente
      Skilled Nominated 190 permanente
      Skilled Regional temporaneo 489
      Skilled Regional permanente 887

      Ci sono poi visti per chi vuole aprire un’attività o fare un investimento, e sono 3-4 visti. C’è un visto apposito per poter fare training in un’azienda o per partecipare ad un progetto di ricerca, il Training and Research visa 402.
      Oltre a questi che ho nominato non mi sembra ci siano altri visti per poter lavorare in Australia, e anche se penso a tutti gli altri visti studente o per partner non penso proprio che arriviamo a 200! E anche se fosse non credo sarebbe una cattiva cosa, significa che ci sono più possibilità e varietà di visto.
      Nonostante trascenda dallo scopo dell’articolo, adesso mi hai incuriosita: hai avuto più difficoltà ad ottenere un visto lavoro in Australia rispetto agli Stati Uniti? Che problemi hai riscontrato?

      1. silvio francia says:

        dear Francesca,
        non mi sento di dire che solo l’Australia crei difficoltà nell’ottenere un visa di lavoro, io come 56enne perito industriale, frigorista con partita iva da 25 anni, sull’orlo del fallimento vuoi per poco lavoro vuoi per crediti in sofferenza, con l’Australia ottengo solo il visa 890 : business visa con capitale certificato di minimo 300.000 ausd(ne mancano solo 280.000), esperienza in cda ecc e guarda caso la risposta è uguale per Canadà, USA, New Zeland.
        Penso che valga la formula: The poor overfifty must die in their country
        By Silvio

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